La fotografia architettonica è un terreno su cui si cimentano sempre più professionisti e amatori perché, più di qualsiasi altro tipo di fotografia, quella architettonica è capace di cogliere l’essenza di un ambiente e dell’epoca in cui esso si è sviluppato.

Naturalmente per diventare maestri è necessario imprimere un carattere personale ai propri scatti: non è semplice produrre fotografie di luoghi in cui milioni di persone passano ogni giorno riuscendo a essere originale.

La scelta del soggetto

Il soggetto, che può essere un edificio o uno spazio architettonico aperto come un parco o un ponte, è il fulcro di tutta la narrazione della fotografia architettonica: partire da opere apparentemente immutabili, ma che esprimono la creatività del progettista.

Bisogna innanzitutto scegliere l’angolazione da cui scattare, tentando di cogliere prospettive uniche oppure di rendere unica una fotografia scattata da una prospettiva scontata.

Molti compiono inoltre una scelta significativa: riflettono se immortalare i luoghi con persone o senza, cogliendone l’essenza o dando risalto alla loro funzione “al servizio” della comunità.

Un aspetto molto enfatizzato dalla combinazione della fine art europea con la fotografia, espressione dell’esistenzialismo degli anni ‘50 largamente approfondito nella serie spagnola di Inge Morath e W. Eugene Smith, le cui immagini correlavano i soggetti agli spazi architettonici.

Jaime Caballero, esperto di fotografia che scrive su www.zonatech.es cita a questo proposito uno dei più famosi fotografi spagnoli di architettura: “Aitor Ortiz sapeva far emergere l’anima metafisica degli edifici. Oggi il suo tipo di ritratti si possono realizzare con una macchina mirrorless, pratica, maneggevole e adatta ai rapidi spostamenti urbani, ricorrendo agli obiettivi grandangolari da 14mm ai 20 mm per sensori APSC e 24/28mm per sensori full frame”.

Tecniche e strumenti per la fotografia architettonica

Una macchina con schermo regolabile diventa un’alleata preziosissima nel momento in cui si decida di dedicarsi a “fotografie acrobatiche” cioè da angoli scomodi. Uno schermo in grado di ruotare su se stesso permetterà di posizionare la macchina a pochi centimetri dal suolo senza doversi stendere con la schiena sul terreno per eseguire lo scatto.

Naturalmente, a parte il talento e la mano del fotografo (chiavi del successo per ogni tipo di foto, anche per le macro invertite), vi sono strumenti indispensabili per la fotografia architettonica. Un tipico esempio è il treppiede, assolutamente fondamentale per scattare fotografie notturne oppure in condizioni di scarsa luminosità, cioè quando è necessario puntare su un’esposizione prolungata. Per chi fa della fotografia di viaggio la propria passione, meglio optare per un costoso, ma leggerissimo, cavalletto in carbonio.

Un altro strumento di cui un fotografo di paesaggi non potrà fare a meno è un buon filtro ND (Neutral Density). Si tratta di un filtro neutro, cioè in grado di non alterare il colore del paesaggio che si sta fotografando. Questo filtro si limita a ridurre la quantità di luce che raggiunge l’obiettivo della fotocamera, “costringendo” la fotocamera ad aumentare il tempo di esposizione e ottenere effetti suggestivi senza “bruciare” le parti più luminose della fotografia.

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